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Quando le buone pratiche aiutano a coltivare la speranza degli ultimi

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA ROBERTO FICO AL CONVEGNO SPETTACOLO A ROMA

«Tutti hanno sempre diritto a un'altra chance e ognuno deve fare la sua parte. Sento anche io il dovere di costruire questa chance. La persona che entra il carcere lascia fuori il delitto che ha commesso e intraprende un altro percorso. Una società democratica dà sempre un’altra possibilità a tutti», così il Presidente della Camera Roberto Fico ha concluso lo scorso 10 febbraio il convegno spettacolo de “Gli Ultimi Saranno”, tenutosi all’Aula dei nuovi gruppi parlamentari a Roma.

Il tema dell’incontro era: “Laboratori creativi e buone pratiche in carcere”. Gli “Ultimi Saranno” è un collettivo nato nel 2018 da una idea dell’onorevole del Movimento 5 Stelle Raffaele Bruno ed è composto da artisti, musicisti, attori. Il progetto ha l’obiettivo di creare e potenziare i legami tra la società civile e gruppi di persone appartenenti a realtà socialmente periferiche, come i detenuti. E proprio il carcere è stato il primo luogo di sperimentazione del progetto: 20 sono gli eventi realizzati sino a questo momento in 15 strutture diverse e altri 9 ne sono in programma. «Anche chi viene messo ai margini deve avere la libertà e la speranza di immaginarsi chi vuole essere dopo. Non dobbiamo mai permettere a nessuno di mettere un bollino a qualcuno, tutti siamo momentaneamente in una situazione, e da questa posizione ci si può evolvere» ha detto l’onorevole Bruno, che poi ha lasciato la scena a cantanti, musicisti, attori che per tre ore hanno deliziato il pubblico

IL PROGETTO DEL COLLETTIVO NATO NEL 2018, DA UNA IDEA DEL PARLAMENTARE M5S RAFFAELE BRUNO È COMPOSTO DA ARTISTI, MUSICISTI, ATTORI

con la recitazione di monologhi teatrali, lettura di brani, performance musicali, quasi tutte della tradizione napoletana.

Tra loro detenuti di istituti minorili, maschili e femminili, ma anche Maurizio Capone, fondatore del gruppo musicale i “Capone & BungtBangt”, che suona utilizzando solo strumenti fatti con materiali riciclati, per spiegare che «niente e nessuno è un rifiuto».

L’evento è stato l’occasione per rilanciare una mozione a prima firma Raffaele Bruno che deve ancora essere calendarizzata: nell’atto si chiede al governo di «supportare le amministrazioni penitenziarie nell’organizzazione di progetti con finalità culturali, concentrandosi in particolare sui laboratori teatrali», con la prospettiva di definire un quadro normativo per gli operatori all’interno delle carceri e rendere il teatro «parte integrante delle struttur» ”.

A sostegno dell’impegno dell’onorevole Bruno e del collettivo ( gliultimisaranno. it) è intervenuta anche la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: «L'importanza della scuola in carcere è una necessità e deve essere un'opportunità. Penso con gratitudine ai docenti impegnati in queste classi, così come a quelli che insegnano negli ospedali. La loro passione supera le barriere, rimuove gli ostacoli, ci fa sentire comunità che accompagna questi giovani e non li lascia soli”. A fine ottobre scorso Azzolina e Bruno hanno ottenuto l'invio da parte del Miur di una circolare che permette di giustificare le assenze dei figli che vanno a trovare i genitori in carcere».

Ma il vero senso della riconciliazione della società con coloro che hanno sbagliato lo ha incarnato la storia di Lucia Montanino. Gaetano, il marito, conosciuto sui banchi di scuola lavorava come guardia giurata e fu ucciso mentre era al lavoro la sera del 4 agosto 2009 a Napoli da quattro giovanissimi che volevano rapinargli la pistola. Aveva 45 anni, una bambina ancora piccola. Antonio invece era il più giovane del commando: diciassette anni, fu catturato e condannato a 22 anni. Se al compimento del venticinquesimo anno di età non è stato trasferito dall'istituto minorile di Nisida a Poggioreale è stato anche grazie a Lucia, e al suo rapporto di riconciliazione.

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